martedì 3 ottobre 2017

Tratta XLII.6 – … bell’esempio di coerenza comportamentale!


[Dialogante 2]  Ti sei dimenticato di un altro campo di interessi che abbiamo coltivato fin dalla prima età, prima che si sviluppassero quelli per la musica e la filosofia.
[Dialogante 1]  Ho capito: alludi alla passione per i coleotteri. No, non l’ho dimenticata, ma mi riesce più difficile parlarne perché in essa confluiscono più rami, alcuni dei quali di scarso spessore.
[Dialogante 2]  Lo so, lo so, ma non riesco a separarli da quelli più ‘nobili’.
[Dialogante 1]  È bene comunque che ci troviamo, anche perché la passione dei coleotterari non è granché diversa da quella di musicisti e dei filosofi. Passione e passione…
[Dialogante 2]  La zona di ombra di questa passione è il ‘piacere del possesso’: il fatto che la sola vista di un coleottero, e specie se raro, ci spinga a catturarlo e ucciderlo solo per poterlo ritrovare, ben allineato con i suoi compagni di sventura, in una scatola entomologica, non depone certo a favore della qualità dei nostri interessi ‘scientifici’…
[Dialogante 1]  La serietà imporrebbe di preservare ogni singolo esemplare dalla furia distruttiva della specie umana.
[Dialogante 2]  Giornalmente ci uniamo al coro degli ecologisti che difendono la natura dalla nostra rapacità e poi diamo una mano a quelli che la distruggono…
[Dialogante 1]  … bell’esempio di coerenza comportamentale!
[Dialogante 2]  Possiamo però anche vedere la cosa diversamente, …
[Dialogante 1]  … tutto si può vedere in modi diversi, e noi scegliamo infallibilmente quello che più ci conviene, senza curarci se conviene o sconviene ad altri.
[Dialogante 2]  Ricordo però che due anni fa ho lasciato andare ben tre Aegosoma scabricorne [1] che avevano avuto l’incauta idea di farmi visita.
[Dialogante 1]  E quanti ne avevi già?
[Dialogante 2]  Sette.
[Dialogante 1]  Ah ecco… Ma se ne avesse avuto uno solo o nessuno?
[Dialogante 2]  Be’, allora…
[Dialogante 1]  Comunque i coleotteri hanno nutrito la nostra mente certo più degli studi di fisica di filosofia e quasi quanto la musica nei suoi vari aspetti, compositivi, esecutivi, linguistici.
[Dialogante 2]  Ora però la mia forzata immobilità che ha privato anche di tutti gli elementi, concomitanti ma non certo secondari alla raccolta in senso stretto, voglio dire del contatto diretto con la natura del nostro di altri paesi…
[Dialogante 1]  … della Grecia per esempio o della Bulgaria, a prescindere degli ultimi viaggi, con Thomas, in Calabria, nell’Aspromonte e nel Parco Nazionale d’Abruzzo, dove tuttavia abbiamo trovato conferma di quanto già constatato a casa, a Cantalupo: del catastrofico regresso della fauna – e non solo di quella entomologica – in tutti i luoghi da noi visitati…
[Dialogante 2]  … regresso di cui l’uomo della strada non si interessa, quasi che la cosa non lo riguardasse: “Che c’importa? Mica siamo raccoglitori di coleotteri!”


[1]           Bel cerambicide, tentazione quasi irresistibile per un raccoglitore come me, di medio calibro.

lunedì 2 ottobre 2017

Tratte XLII.5 – Dal 1995 e le Ipotesi Metaculturali


È del 1999 la versione definitiva di
L’Ipotesi Metaculturale
Un’ipotesi per la composizione delle diversità
ossia
per la sopravvivenza
Ho scritto più volte questo libro, la cui incubazione ha avuto inizio più di venti anni prima e il cui seguito consiste in almeno una quindicina di libri, tra cui anche qualcuno di argomento musicale…
Dopo questo libro ho continuato per qualche anno la mia attività di compositore, ma il filo che mi legava la musica si era irrimediabilmente spento. Nel 2007 la rottura è stata totale. Da allora non ho più scritto una nota né ho toccato più il pianoforte. Ho potuto constatare che già un solo anno più tardi non ero più capace di suonare la prima Sonatina di Clementi. Quando una decina di anni prima avevo eseguito in pubblico – mediocremente ma in modo comprensibile – la Hammerklaviersonate op. 106 di Beethoven. La cosa più strana è che dal giorno dell’addio alla musica non ho provato alcuna nostalgia per un’attività che per sessant’anni era stata la mia ragione di vita, per cui credevo di essere nato e che ora mi ero lasciato alle spalle senza rimpianto. Forse la mia ‘vera’ professione non era stata la musica, e questa non era stata che una lunga fase di addestramento del pensiero alle sue prestazioni più mature. La musica: un allenamento al pensiero filosofico. Non so se l’ho già affidato a qualche pagina: ricordo con precisione che all’età di undici anni (avevo da poco iniziato lo studio del pianoforte) mi si presentò alla mente il seguente progetto di vita: studio della musica per acquisire un’approfondita esperienza estetica, studio della fisica per una qualche esperienza in campo scientifico, in vecchiaia sviluppo del pensiero filosofico. Per il resto della mia gioventù e per tutto l’arco dell’età matura questo progetto l’ho completamente dimenticato. Solo di recente, con l’abbandono della musica, era riaffiorato con forza, proponendosi come il mio vero progetto di vita. Non so che ne penserà chi verrà dopo di me, sempre che la cosa possa interessarlo, ma ho l’impressione che la scoperta di IMC – ritengo infatti che giacesse latente del pensiero umano – sia stata una di quelle fortune che capitano raramente e valgono tutta una vita. Sono anche convinto che, se IMC riuscirà a superare le muraglie ideologiche che la tengono imprigionata in un piccolo paese della Sabina, cosa invece che non ritengo affatto certa, molte cose al mondo cambieranno i molti ostacoli che si frappongono tra noi la sopravvivenza cadranno e ci sarà – ci potrà essere ancora un futuro per la vita sul nostro pianeta.
Da dove traggo questa convinzione?
Da un luogo cui tutti abbiamo accesso e che per giunta è in ognuno di noi al medesimo grado di sviluppo: il nostro cervello o, se preferite, la nostra mente.
Ho trovato IMC sparsa nei discorsi e nelle testimonianze umane, alla portata di tutti perché tutti in qualche modo hanno contribuito alla sua formazione. Ed è in questo senso che parlo di scoperta e non di invenzione né di costruzione del pensiero: ritengo anche che molto probabilmente, IMC o qualche sua analoga si trovi, formulate in altre lingue o linguaggio in altre parti del nostro mondo e sia passata finora inosservata proprio per la sua modestia e inappariscenza. Che ‘ogni nostro pensiero atto abbia una componente culturale’ è talmente ovvio che non si vede come la semplice sua ricorsività possa portare con eguali probabilità alla caduta nel ‘buco nero’ di UMC o alla sopravvivenza. E la cosa più singolare è che tale alternativa stia unicamente nelle menti umani, ma che proprio noi non siamo in grado di deciderci per quella favorevole.

domenica 1 ottobre 2017

Tratta XLII.4 – De me – Dal 1975 e successivi

http://musicaesocieta.blogspot.it
  
Risale ai primi anni Settanta il mio primo lavoro non propriamente musicale, anche se pur sempre compositivo e incentrato sulla musica: un libretto sociopolitico che incontrò il favore della casa editrice Einaudi e venne pubblicato nel 1975 (Musica-società [1]). Nello stesso anno iniziò il suo più che trentennale cammino il Centro di Ricerca e Sperimentazione Musica in Sabina, futuro Centro Metaculturale (1980): la mia nuova professionalità aveva così gettato le basi. Anche esteriormente questa differiva non poco dalla precedente e precisamente aveva comportato:
a)             un distacco permanente della città e della sua cultura,
b)             un taglio netto della mia professionalità precedente,
c)             un radicale mutamento delle abitudini di vita,
d)             un capovolgimento nella ‘scala di valori’ – culturali, sociali – cui ero legato,
e)             un’uscita senza più ritorno – degli ambienti ‘che contano’,
f)              una – lenta e graduale – presa di coscienza politico-sociale.
Quest’ultimo punto ha ricevuto – come è ovvio – un’interpretazione diametralmente opposta da parte di molti conoscenti di un tempo e ha contribuito come tutto questo nuovo orientamento alla mia completa emarginazione culturale.
Sarebbe improprio affermare che la cosa mi abbia colto impreparato e mi abbia ferito in profondità; qualche momentaneo disappunto e nient’altro. Tanto più che il nuovo impegno sociale stava portando con sé anche un impegno mentale, direi filosofico, quale non provavo dagli anni di Musica-società. Stavo quasi per dimenticare (è il fatto non è probabilmente casuale) che, parallelamente all’affermarsi sia teorico che pratico di questi interessi di politica culturale avevo ripreso (1987) con assiduità per me senza precedenti la mia cronologicamente primaria attività di compositore propriamente detto con alcune centinaia di lavori, alcuni anche di ragguardevoli dimensioni, quasi tutti i miei seguiti e sulla cui importanza non sono in grado di esprimere alcuna opinione. Posso solo dire che essi rappresentano per così dire il trasferimento delle mie riflessioni euristiche sul piano musicale.


[1]           Vedi [1] Musica-società – Inquisizioni musicali II (1975), appartenente al Volume I Prodromi delle Indagini metaculturali.