
[115] Non ricordo se in questi postini ho già parlato del metodo Feldenkrais, nel quale mi sto esercitando sotto la guida di Valentina. Penso, pensiamo che potrebbe essere interessante, utile forse tentare una ‘modulazione culturale’ tra il Feldenkrais e IMC. Di primo acchito non se ne vede l’affinità, il primo sostanzialmente un modello di fisioterapia, l’altra un’ipotesi cognitiva, tutt’al più un atteggiamento mentale. Durante il lavoro tuttavia questa affinità è apparsa con crescente evidenza, al punto che vorrei proporre al Centro Metaculturale lo studio di un’integrazione tra le due attività, anche a fini formativi.
IMC si occupa della mente, il Feldenkrais del corpo, ma attraverso la consapevolezza mentale indotta dal corpo. È come se anche il corpo pensasse, come se mente e corpo fossero una cosa sola, cosa che di fatto è, se consideriamo la corporeità del cervello, diversa da quella dello stomaco solo per la funzione esercitata ai fini della sopravvivenza.
Ecco alcune affinità riscontrate durante la pratica:
• la scomposizione analitica del movimento (del pensiero),
• la sua successiva ricomposizione (sintesi),
• la ricerca di un livello di scomposizione ‘elementare’,
• la relatività del concetto di ‘elementare’,
• il minimo dispendio di energia a parità di risultato,
• la razionalizzazione del movimento,
• la conquista propriocettiva di questa razionalizzazione,
• la reversibilità dell’abitudine,
• la ricerca delle alternative,
• l’apprendimento attraverso la sperimentazione,
• l’autonomia della scelta,
• l’apertura al diverso,
• la disponibilità alla relativizzazione del sapere,
• la ricerca dell’equilibrio,
• la valorizzazione degli squilibri,
• la critica al concetto di autorità,
• la responsabilizzazione dell’individuo,
• la relativizzazione della sua cultura.
• la scomposizione analitica del movimento (del pensiero),
• la sua successiva ricomposizione (sintesi),
• la ricerca di un livello di scomposizione ‘elementare’,
• la relatività del concetto di ‘elementare’,
• il minimo dispendio di energia a parità di risultato,
• la razionalizzazione del movimento,
• la conquista propriocettiva di questa razionalizzazione,
• la reversibilità dell’abitudine,
• la ricerca delle alternative,
• l’apprendimento attraverso la sperimentazione,
• l’autonomia della scelta,
• l’apertura al diverso,
• la disponibilità alla relativizzazione del sapere,
• la ricerca dell’equilibrio,
• la valorizzazione degli squilibri,
• la critica al concetto di autorità,
• la responsabilizzazione dell’individuo,
• la relativizzazione della sua cultura.












