domenica 24 settembre 2017

Tratta XLI.4 – ... la ragione del suo grande successo…


[Dialogante 1]  Stando a ciò che ci siamo detti, non è tanto Berlusconi a preoccupare, quanto la matrice che lo ha prodotto…
[Dialogante 2]  … matrice che in larga misura connessa ai suoi avversari. Quando si sente lamentare, da ambedue le parti, la perdita di competitività, il calo della produzione – del PIL – la disaffezione dei mercati senza che neppure si considerano criticamente i concetti di competizione, produttività, mercato e simili, c’è da domandarsi dove sta la differenza.
[Dialogante 1]  Il fatto è che quei concetti sono considerati da tutti come primari, cioè non bisognosi di revisione critica, quand’è evidente che sono loro ad essere oggi in crisi e, oltre, cause di un possibile fallimento a catena.
[Dialogante 2]  Non è sufficiente che in una popolazione di decine di milioni di individui potenzialmente pensanti solo pochi lo siano veramente e, per di più, persino inosservati nella moltitudine vocianti a vuoto: “Silvio, Silvio!”, …
[Dialogante 1]  … o, un tempo, “Duce, duce!”, o, altrove: “Stalin, Stalin!”.
[Dialogante 2]  È strano, ma proprio la facoltà di cui più andiamo orgogliosi perché riteniamo che meglio ci distingue dagli (altri) animali, è la prima cui abdichiamo se qualcuno si offre di pensare per noi…
[Dialogante 1]  … e neppure ci curiamo di verificare se sa pensare.
[Dialogante 2]  … Berlusconi, per esempio, sa pensare molto bene agli affari suoi, molto meno a quelli degli altri, soprattutto se non sono amici suoi o suoi possibili elettori.
[Dialogante 1]  Per esempio i terremotati dell’Aquila per un certo tempo sono stati suoi amici – potenziali elettori – , trascorso il quale sono precipitati nell’anonimato indifferente, …
[Dialogante 2]  … così come per ogni fatto di cronaca.
[Dialogante 1]  Insomma Berlusconi non è che la copia ciclostilata dell’Uomo Qualunque,
[Dialogante 2]  … ma in carne e ossa, non sono stampato sulla testata di un giornale.
[Dialogante 1]  Ed ecco spiegata la ragione del suo grande successo…
[Dialogante 2]  … solo che l’‘uomo qualunque’ non esiste, mentre lui si.


sabato 23 settembre 2017

Tratta XLI.3 ... Come si spiega tutto questo?


[Dialogante 2]  Hai parlato di un ‘tratto di strada’ o di una tratta come quelle che stiamo faticosamente percorrendo?
[Dialogante 1]  Darei la preferenza al termine indefinito ‘tratto’ anziché ‘tratta’, con cui designiamo in genere un percorso delimitato in equivoca mente a un inizio e da una fine.
[Dialogante 2]  Vorrei ritornare alla tratta che possiamo identificare col nome di Berlusconi, anche se provvista di discontinuità e non ancora (fine settembre 2011) di una fine. La disapprovazione per quanto da lui operato ma soprattutto non operato è ormai pressoché unanime e allora c’è da domandarsi se Berlusconi è a tal punto cambiato dal 1994 a oggi da giustificare questo voltafaccia.
[Dialogante 1]  A me sembra che tutt’al più si sono accentuati con l’età certi aspetti secondari alla sua personalità, ma che nell’insieme questa fosse chiaramente delineata fin d’allora. Già l’aver denominato il suo partito con l’epiteto calcistico ‘forza Italia’ la dice lunga sulla sua visione dell’Italia e della politica.
[Dialogante 2]  Una visione populistica senza alcuno spessore politico…
[Dialogante 1]  … ma accettata e osannata da una stragrande maggioranza.
[Dialogante 2]  Allora è questo il problema, non Berlusconi, …
[Dialogante 1]  … tanto più che questa maggioranza si è mantenuta intatta fin dopo le prime inequivocabili manifestazioni del vuoto politico che esse coprivano.
[Dialogante 2]  Come si spiega tutto questo?
[Dialogante 1]  Le spiegazioni sono probabilmente molteplici: dalla debolezza dell’opposizione – che perseguiva in fondo gli stessi segni, anche se con maggiore consapevolezza – al tacito assenso, fino a oggi, della Chiesa, alla superficiale identità con il capitalismo mondiale…
[Dialogante 2]  … e soprattutto alla comune ideologia, cui sono tuttora ispirati gli istituti formativi e la maggioranza delle centrali informative (RAI, televisione, editoria…).
[Dialogante 1]  In altre parole Berlusconi sarebbe un prodotto della cultura produttivista e consumistica tal quale i suoi fans ed elettori: la conseguenza di un modello culturale oggi dilagante anche fuori dall’Occidente euroamericano.
[Dialogante 2]  Più che conseguenza, prototipo, anche se in forma caricaturale…


mercoledì 20 settembre 2017

«Fra le tante invenzioni della tecnologia moderna c'è quella della conversazione a distanza. Di cui appunto stiamo sperimentando il potere. Leggere di più ... Però la cosa mi sembra si fa interessante quando la conversazione non si limita a una semplice esposizione da parte di qualcuno, perlopiù su di se stesso. Questo appartiene al mondo della pubblicità, non a quello della conversazione. A me sembrerebbe più interessante se si riuscisse a conversare non dico come se si fosse seduti nella stessa stanza davanti ad una tazza di caffé, ma comunque con una certa agilità, rispondenza dell'uno all'altro...»

sabato 24 settembre 2016

Tratta XLI.2 – … talvolta anche l’ideologia può illuminare un tratto di strada.


[Dialogante 1]  Cambiamolo, certo, ma solo per la parte che concerne l’infausto personaggio insistiamo però ancora per un poco nel domandarci – come anche molti stranieri ci domandano – come è possibile che un popolo di antica civiltà e di grande tradizione nel campo del pensiero e dell’arte sia stato abbindolato da un uomo di così scarso spessore culturale e umano.
[Dialogante 2]  I meccanismi di captazione del consenso sono chiaramente altri da quelli che usiamo per valutare popoli e culture. La Germania nazionalsocialista era la stessa di quella classico-romantica del Sette-Ottocento? Evidentemente ne era la conseguenza, piaccia o non piaccia. Non sono i grandi nomi affari di un popolo quello che, o forse quegli stessi nomi non si riflettono nel popolo che riassume a portavoce, o ancora la loro appartenenza a quel popolo e del tutto casuale e non significativa, o infine la loro ‘grandezza’ richiede un’adeguata compensazione in termini di ‘stupidità collettiva’. In ogni caso quest’ultima non manca di rifarsi a danno dell’immagine di tutti, ‘grandi’ compresi.
[Dialogante 1]  Proprio per limitare questi danni non è possibile arginare la stupidità là dove si trova, praticamente dappertutto?
[Dialogante 2]  Scusa, ma non eravamo proprio noi due a negare la stupidità dei nostri simili?
[Dialogante 1]  Sì, ma la stupidità ‘primaria’, in quanto abbiamo tutti un cervello conformato suppergiù allo stesso modo e provvisto della stessa capacità. Non abbiamo mai negato una ‘stupidità secondaria’, prodotta dalla cultura ideologizzata.
[Dialogante 2]  Eppure delle culture abbiamo bisogno, se non altro per riconoscerci in quanto umani. E ora veniamo a scoprire che ci istupidisce.
[Dialogante 1]  Non è una scoperta di oggi, l’abbiamo sempre saputo, ma abbiamo lasciato che l’istupidimento riguardasse la massa’, riservando a pochi singoli una relativa immunità…
[Dialogante 2]  … anche perché questa immunità è faticosa e non di rado pericoloso da raggiungere e da mantenere.
[Dialogante 1]  Ma non è pensabile una cultura che non istupidisca, che lasci libero il pensiero di riflettere su se stesso e su ciò che lo sta momentaneamente occupando?
[Dialogante 2]  Non mi sento di escluderlo, ma l’effetto che la cultura ha su di noi o forse dovrei dire il nostro modo di accoglierla e di reagire ad essa è al tal punto complesso che è quasi impossibile separare il grano dal loglio anche perché non è univocamente chiuso quale sia l’uno e quale l’altro, e ci potrebbe essere chi preferisce il loglio al grano.
[Dialogante 1]  Hai ragione, non è neppure detto che ciò che oggi ci appare stupido, domani non ci mostri tratti di insospettate intelligenza.
[Dialogante 2]  Quindi il nostro giudizio potrebbe anche cambiare radicalmente, come tante volte è accaduto nel caso delle arti, inizialmente incomprese nella loro novità, poi spesso sovrastimate nel momento in cui se n’è impadronita alla moda.
[Dialogante 1]  Il problema sta probabilmente altrove: nella cristallizzazione del giudizio in un senso o nell’altro, laddove sarebbe forse meglio lasciarlo fluttuare nella contraddittorietà.
[Dialogante 2]  Una tesi che pochi approverebbero perché finisce per svalutare irrimediabilmente sia l’oggetto giudicato – o da giudicare – sia il giudizio stesso.
[Dialogante 1]  Sì, se compito del giudizio fosse di attribuire o sottrarre valore alle cose.
[Dialogante 2]  E quale altro potrebbe essere allora il suo compito?
[Dialogante 1]  Quello di ‘collocare’ gli oggetti nel posto che gli compete.
[Dialogante 2]  E come facciamo a sapere qual’è questo posto?
[Dialogante 1]  Provando e riprovando, infine scegliendo il posto che meglio rende funzionale l’oggetto al posto individuato e quest’ultimo alle caratteristiche dell’oggetto.
[Dialogante 2]  Indicazioni piuttosto vaghe che finiscono per giustificare tutto e tutti.
[Dialogante 1]  In un mondo effettivamente ‘delle pari opportunità’ non sarebbe poi tanto male se tutto, cose, pensieri e azioni avessero una loro ragione d’essere.
[Dialogante 2]  Utopia forse non troppo lontana dall’istupidimento ideologico di cui abbiamo parlato.

[Dialogante 1]  D’accordo, ma talvolta anche l’ideologia può illuminare un tratto di strada.

venerdì 23 settembre 2016

Tratta XLI – Educazione disinteressata allo sviluppo del pensiero


[Dialogante 1]  È da molto che vediamo l’educazione disinteressata allo sviluppo del pensiero, interessata come è a indirizzarlo dove conviene ai momentanei detentori del potere.
[Dialogante 2]  Questo è stato così da sempre, indipendentemente da coloro che il potere lo gestivano.
[Dialogante 1]  Vero, ma almeno non si chiamavano Casa o Partito della Libertà.
[Dialogante 2]  Pensi anche tu che l’attuale governo (siamo in autunno 2011) non garantisce la libertà?
[Dialogante 1]  Lo spero, altrimenti devo credere a un istupidimento improvviso di tutto il popolo italiano.
[Dialogante 2]  Ma questo governo non avrebbe neppure la forza di istupidire un intero popolo come la ebbe già il fascismo o forse il solo Mussolini.
[Dialogante 1]  No, ma in alleanza con la democrazia capitalistica e populista, anche un Berlusconi è potuto riuscirci.
[Dialogante 2]  Vedo che abbiamo scarsa stima del personaggio…
[Dialogante 1]  … al punto che non staremmo qui a parlare se non fosse per l’incredibile consenso di cui ha largamente goduto senza che ci fosse il minimo appiglio per giustificarlo.
[Dialogante 2]  C’era invece, ed era la sua enorme ricchezza ottenuta con un’attività imprenditoriale apparentemente accessibile a chiunque.
[Dialogante 1]  Ecco il punto: ‘apparentemente accessibile’, ma forse bisognosa di particolari capacità per conseguire quel successo.
[Dialogante 2]  Credo che basti un forte interesse a ottenerlo, unitamente a una notevole mancanza di scrupoli e una marcata sordità per tutto il resto…
[Dialogante 1]  … sordità che è risultata evidente nel momento che Berlusconi ha perso il potere…
[Dialogante 2]  … quando un altro interesse è apparso centrale, anzi dominante, un interesse che la stessa sua ricchezza ha potuto soddisfare.
[Dialogante 1]  Mi sembra pleonastico parlarne, visto che non si parla d’altro e non solo in Italia.

[Dialogante 2]  … E allora cambiamo decisamente argomento!

venerdì 2 settembre 2016

Tratta XL.6 – … ma con la forza di un’investitura popolare…


 [Dialogante 1]  E se fosse solo questo, il danno sarebbe territorialmente limitato…
[Dialogante 2]  … vuoi dire che il ‘caso Berlusconi’ dimostra il fallimento della democrazia tout-court?
[Dialogante 1]  Non voglio arrivare a tanto, ma al fallimento di questo modello di democrazia, chiaramente sbilanciato a favore del capitale nei confronti del lavoro direi senz’altro di sì.
[Dialogante 2]  E dai tanta importanza a Berlusconi da assumerlo a prototipo di un modello, sia pur fallimentare, di democrazia?
[Dialogante 1]  Non credo sia lui il prototipo ma, come già Bush per gli Stati Uniti, un pedissequo rappresentante, sprovvisto del più elementare senso critico.
[Dialogante 2]  Il modello come tale è oggi diffuso in tutto l’Occidente e dilaga anche fuori da esso (in Giappone per esempio); ciò non toglie che dimostri quasi ovunque il suo fallimento: le crisi si susseguono alle crisi, gli scontenti aumentano in ogni paese.
[Dialogante 1]  Gli scontenti ci sono sempre, non ci si può basare su di essi per giudicare di un modello politico.
[Dialogante 2]  Sì, ma in questo caso hanno buone ragioni per esserlo: a parte i molti che perdono il lavoro, chi ancora ce l’ha, vive nella perenne incertezza di non averlo più domani.
[Dialogante 1]  È una condizione oggi comune a quasi tutti i paesi salvo in quelli dove si sta peggio. Comunque concordo nel vedere in Berlusconi un modello di ma la politica se non addirittura di indebita occupazione di una carica politica senza alcuna competenza.
[Dialogante 2]  Sì ma con la forza di un’investitura popolare…
[Dialogante 1]  … ottenuta come?
[Dialogante 2]  Con ‘libere’ elezioni.
[Dialogante 1]  Perché evidenzi ‘liberi’? Pensi forse che quelle elezioni fossero truccate?
[Dialogante 2]  … Assolutamente no! Per il semplice fatto che non c’era bisogno di truccarle.
[Dialogante 1]  … Che vuoi dire?
[Dialogante 2]  Che ad essere ‘truccato’ era il cervello degli elettori, e non da ieri. Truccato ad opera di un modello educativo disinteressato all’autonomia del pensiero.