
Le piazze sono piene, la protesta continua...Ma contro cosa si protesta?
Cerchiamo di capire qualcosa in più: non solo critiche ma anche proposte.
Intervista audio:
Esperimento esploratorio e informale, ormai con otto anni e mezzo (dal 9.2.2009) e più milleduecento post alle spalle. Navigazione assaporando tutte le diversità. Obiettivo: pensare il mondo di oggi. Qui Boris Porena, con l'aiuto di un gruppo di amici, allunga le metaculturali antenne attraverso un diario aperto ...
Era per questo che si citavano poche fonti! Essere metaculturale non significa essere controculturale ... significa preoccuparsi anche di altro!"Non voglio giudicare in quale misura i miei sforzi coincidano con quelli di altri filosofi. Difatti, ciò che ho scritto qui non pretende alla novità; e perciò non cito nessuna fonte, poiché mi è indifferente se ciò che ho pensato sia stato pensato da qualcun altro prima di me".
"Wieweit meine Bestrebungen mit denen anderer Philosophen zusammenfallen, will ich nicht beurteilen. Ja, was ich hier geschrieben habe, macht im Einzelnen überhaupt nicht den Anspruch auf Neuheit; und darum gebe ich auch keine Quellen an, weil es mir gleichgültig ist, ob das was ich gedacht habe, vor mir schon ein anderer gedacht hat".
Carissimo Boris,
Avrei voluto scriverti immediatamente dopo il mio ritorno a Parigi, e ti prego di scusarmi molto per il ritardo, ma sono stata subito assorbita dalle riunioni per l'inizio dell’anno accademico, dalla preparazione delle lezioni, e dalla redazione del mio intervento al Convegno Sachs, sulla rivista “Botteghe Oscure”. L’ho appena concluso oggi.
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Per fortuna c’è Internet e sto scoprendo con grande piacere e interesse, sul tuo Blog, oltre ai numerosi incontri, interviste, e progetti a cui sei chiamato a partecipare, caro Boris, i testi messi in linea: sia l'introvabile “Musica e società” , sia le “Metaparole” con la loro dinamica generativa di associazioni semantiche. È un lavoro affascinante che mi ricorda gli esperimenti di un tempo nel campo della cosiddetta “informatica umanistica”; molti progetti purtroppo si sono arenati per mancanza di mezzi, ma forse soprattutto per l’incapacità a mantenere durevolmente un lavoro collettivo: paradossalmente (o forse no?) le strutture universitarie hanno bloccato i progetti più innovativi e allora pionieristici (parlo dell’89 !); troppo spesso le migliori energie si sono disperse dietro la necessità di presentarsi ai concorsi per far carriera o assicurarsi un posto stabile di lavoro. Quindi, credimi apprezzo e ammiro molto la tua capacità di stimolare le collaborazioni e di mantenere gli obiettivi attraverso gli anni, riuscendo a costruire vere e durevoli sinergie! Sarà il frutto della la tua formazione e del tuo rigore scientifico!
Sono stata, quindi, veramente felice di poter colloquiare con te in modo così naturale e spontaneo, e mi auguro con tutto il cuore che ci siano altre occasioni, anche perché ho ancora una montagna di cose da domandarti e da ascoltare soprattutto!
A proposito di ascolto, appunto, Ida [ndr profesoressa Ida Capelli, traduttrice italiana di N. Sachs] mi ha inviato i due bellissimi Lieder estratti dalla Cantata su Nelly Sachs, del ’64: ne sono rimasta sconvolta e impressionata. Certo mi dispiace di non poter sentire l'opera completa, ma è già un privilegio straordinario aver ottenuto quella registrazione. Parlerai di quell’opera, nel nostro prossimo incontro? Antonella Gargano ha garantito che ci saranno i mezzi per trasmettere la musica.
Ho apprezzato molto anche la Cantata “La parola”, della quale mi hai regalato così affettuosamente la registrazione su CD. Anche se non ti soddisfa totalmente, come ho creduto di capire, la trovo personalmente veramente affascinante per il lavoro su testi e musica che si accordano e si urtano in una armonia discorde: è un'invenzione profondamente conturbante il percorso tracciato dal testo giovanneo, attraverso le parole frammentate dei poeti, fino al tuo testo dialettico, che conferma la tensione drammatica, lacerante di ogni comparsa della parola umana e divina, terrestre e celeste, innocente e colpevole, vera e falsa, dolce e violenta, creatrice e distruttrice, vittime e carnefici, tutti insieme... Splendido :
“La parola ci affranca dal principio di non contraddizione”
“La parola ci affranca dall'obbligo di morire”
E lo fa assoggettando la diversità qualitativa al numero, alla matematica.
Gli umani non si accontentano di constatare che una certa cosa è più grande, più pesante, più vecchia di un'altra ma vogliono sapere di quanto e più grande, più pesante, più vecchia e questo 'quanto' deve essere inequivocabilmente espresso da un numero. Siamo abituati a contare tutto e, quando ci mancano le entità individuali da contare (siano esse pomodori, mattoni o persone) ricorriamo all'unità di misura, metro, grammo, secondo ecc. Queste sono delle entità fittizie, ricavate da variabili continue o ritenute tali, come lo spazio e il tempo, per dominarle concettualmente attraverso il numero. Una volta definite in qualche modo (sempre attraverso il numero) queste unità si cristallizzano (reificano) nella nostra mente fino a diventare degli oggetti che per il senso comune hanno la concretezza di un sasso, di un panino. Con questi 'pseudo oggetti' misuriamo quelli ‘reali’ che il mondo ci propone.
Se ora qualcuno ci domandasse quanto è lunga una trave di 3 m, risponderemmo che è lunga 3 m. Sapremo però che cosa stiamo affermando?
“È la fede delle femmine come l’Araba Fenice: che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa.”
Così fan tutte -Mozart/Da Ponte